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| [Interviste
] - 13/10/2009 (h.11.45) |
| Alessandro Rostagno fa scalo tra i talenti di Raidue
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Dagli studi in legge alla carriera giornalistica alla conduzione di "Scalo 76". Alessandro Rostagno racconta ai nostri microfoni la nuova esperienza tv a fianco di Lucilla Agosti.
(AGM-LSP) “Ascoltare il flusso degli eventi della propria vita e cercare di non contrattarlo. Adeguarsi, come l'acqua al canale. Questo non vuol dire affidarsi al caso ma essere sufficientemente elastici da cogliere le coincidenze capaci di renderci consapevoli di noi stessi. Coincidenze intese alla maniera di Jung, co- incidenze come incidenze comuni che svelano aspetti significativi della propria vita”.
E' questo il punto fermo di Alessandro Rostagno, approdato a Scalo 76 Talent in veste di “conduttore”. Dagli studi in legge alla carriera da giornalista professionista (tra gli altri, ha scritto per La Repubblica e Libero), Alessandro Rostagno ha fatto della flessibilità professionale e della voglia di sperimentare un dogma ed ha deciso di portare in televisione il valore desunto dalla militanza critica giornalistica, diventando un po' l'emblema del giornalismo visivo contemporaneo, che “oltre a farsi leggere si fa vedere”. Del resto, il Rostagno noto per lo stile sferzante e per il dono della sintesi, quel Rostagno, che qualcuno crede dissolto perchè passato alla tv, è sempre presente e non ha mai badato alla “forma”: ciò che conta sostanzialmente è comunicare. Intanto continua l'avventura con gli artisti di Scalo 76 Talent, che Alessandro Rostagno conduce su Raidue con Lucilla Agosti.
Come è avvenuto il “salto” da giornalista per lo più di carta stampata a conduttore tv, sebbene in tv sia sempre stato presente?
Credo di essere innanzitutto un comunicatore. Quindi mi preme che la mia comunicazione sia efficace, a prescindere dal mezzo utilizzato. E' vero, la carta stampata ha l'autorevolezza come principio fondante ma non per questo essa esclude la tv o si può dire che siano in antitesi, sebbene siano differenti, per fruibilità e tenuta. Carmelo Bene diceva che oralità e scrittura sono scaffali diversi, ed è una concezione che condivido: In tv c'è bisogno di affabulazione, di essere incisivi nei pochi istanti che si hanno a disposizione, avere capacità di sintesi. Perciò direi che non si dovrebbero sovrapporre carta stampata e tv, non sono canali dicotomici ma più che altro paralleli.
Come si sta rivelando questa nuova esperienza a Scalo?
E' un'esperienza in costruzione, essendo l'attuale Scalo un programma nuovo che ricorda il vecchio solo per alcuni versi. Adesso siamo alla fase intermedia della sua realizzazione. Con Amici ha in comune la leggerezza nella struttura e, in parte, l'attenzione riservata al “talento”. Per il resto, Scalo ha un'articolazione molto densa: i vari candidati talentuosi inseriscono spontaneamente I propri clip nella sezione Talenti del sito Rai, ma solo sul palco, in fase di presentazione li si conosce, perciò non avviene una selezione a monte. Questo perchè è un gioco, affrontato con spirito ludico, che ha come premessa e punto di partenza la curiosità nei confronti di aspiranti talenti, che solo in itinere si rivelano per ciò che sono, e quindi talenti o meno. Ciò che più importa è capire il motivo vero che li spinge a cantare, ballare o recitare e via dicendo, capire cosa li spinga per davvero. Perciò il momento di talk, nel quale vengono messi in discussione e costretti a confrontarsi con esperti che li giudicano,è fondamentale. Lo scopo vero, infondo, è “entrare nel talento”, andargli incontro (quando esiste) e giocarci. Il talento è quindi una sorta di pretesto: direi che discuterne è ancora più interessante.
Quindi potremmo dire che Scalo prende notevolmente le distanze da Amici, nonostante l'apparente somiglianza?
Decisamente. Mi capita di guardare Amici, che definirei una "limousine", una macchina perfetta, che si avvale di un flusso e di una scansione ritmica notevoli. Una macchina, insomma, che non si può ignorare. Scalo invece è una "citycar", agile e fluida. Il punto di contatto tra i due è il talento ma, nel nostro caso, il talento è solo il pretesto per scandagliarlo e vedere cosa c'è into
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