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[Interviste ] - 23/10/2002 (h.11.26)
Bianchi e Pulci tra le meteore della tv
Abbiamo intervistato i due comici che conducono con Papi la nuova edizione di "Matricole e meteore"

(AGM-LSP) Alessandro Bianchi e Michelangelo Pulci sono i “valletti” di Enrico Papi a “Matricole e meteore” il programma di Italia 1 che racconta il presente dei grandi divi del passato e il passato, spesso imbarazzante, dei vip di oggi. Accanto all’esperienza televisiva i due comici portano avanti anche il loro impegno con il gruppo genovese de “I cavalli marci” e presto arriveranno anche al cinema con un nuovo film “Come se fosse amore”.

Dopo tanti anni passati in teatro avete intrapreso la carriera televisiva, prima con Ciro, poi su Raidue e adesso con questo nuovo programma di Papi. Come mai avete scelto questa nuova strada?
Alessandro: Beh… la televisione prima di tutto per far sapere ai miei come sto, perché non abito più a casa. Quindi il motivo principale è fargli vedere, adesso almeno settimanalmente, come sto.
Michelangelo: Questo era uno dei programmi che preferivo. Anni fa lo guardavo… nella serie con Mastrota e Gene Gnocchi e qualsiasi cosa avessi fatto mi ha sempre allettato, soprattutto Meteore devo dire, il fatto di ritrovare queste vecchie star che poi sono state i nostri idoli negli anni settanta ottanta e fargli delle domande, magari metterli anche in ridicolo, era troppo allettante. Poi c’è sempre il rischio in questa trasmissione di offendere qualcuno e allora c’è dietro un grosso lavoro, in realtà, di scarto, cioè di tutto quello che non diciamo e non diremmo mai perché comunque in realtà siamo sempre emozionati quando ci troviamo davanti gente come il papà della famiglia Bradford, Tony Hadley, gli Spandau Ballet che hanno cantato dal vivo… fantastico.
Ci divertiamo come dei pazzi. Più che altro per divertimento l’abbiamo fatto.

Tra i tanti grandi personaggi che avete incontrato a m&M quale vi ha sorpreso di più e quale invece vi piacerebbe invece invitare nelle prossime puntate?
Alessandro: Ma guarda ne avevo uno in particolare che ho trovato nella prima puntata ed era il robot della Carrà e se non avessi incontrato lui avrei voluto incontrare lui, perché è quello che mi ha fatto iniziare tutto. Quando l’ho visto ho iniziato fare anch’io il robot, poi quando studiavo recitazione ero andato anch’io a fare il robot in strada, per tirare su un po’ di soldi. Diciamo che è il mio ispiratore. Poi da li, dal robot.. sai quello lo facevo con la maschera in faccia, ho iniziato a mettermi davanti alla gente. Dopo quella volta mi sono tolto la maschera è ho iniziato a fare i personaggi che sono un altro tipo di maschera. Comunque è quello che mi ha emozionato più di tutti. Anche Tony Hadley…. È un grandissimo, fantastico… È gigantesco, come passatempo fa rugby americano… bravissimo, un mito… simpaticissimo, molto umile, ma neanche, affabile… un amicone.
Michelangelo: Di quelli che abbiamo avuto guarda… Tony Hadley m’ha fatto… guarda gli americani e gli inglesi sono sorprendenti. Perché arrivano e sembrano… Li per li non li riconosci e dici “Ma dove cacchio… ma non doveva arrivare Tony Hadley? Ma è quello? Quello con il cappellino? Ma no, quello li”. Lo vedi che parla con tutti, stringe la mano, poi viene da noi alla fine e ci dice “You were funny! You were very funny”. “No, no come io sono buffo? Calma, lei è Tony Hedley si rende conto?”. Cioè, sono molto, molto, molto alla mano. Pur essendo stati o essendo ancora dei divi non fanno i divi. È questa la cosa sorprendente.

Com’è stato lavorare accanto ad uno come Papi?
Alessandro: Ma guarda, io sono arrivato a Papi come ad un maestro, Uno che televisivamente è un maestro. Per quanto riguarda la televisione non per quanto riguarda la comicità o altro. Proprio per… come dire, il rapporto che… come lo si vede in televisore è anche dal vero.
Michelangelo: Lavorare con lui dal punto di vista dello spettatore, cioè, se io mi metto li e<

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